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La storia di Santa Maria Greca PDF Stampa E-mail

Icona Santa Maria GrecaCorreva l'anno 1656, quando la città di Napoli venne devastata, nell'aprile, da una grave pestilenza che la rese quasi tutta disabitata. Anche la nostra Puglia ne fu coinvolta. Nel luglio del medesimo anno il morbo si diffuse anche nella nostra città di Corato infestandola in pochi giorni, tanto che gli stessi medici ne furono le prime vittime.

Il popolo, in lacrime, ricorse all'intercessione dei suoi Santi Protettori e principalmente a quella di Maria Santissima. Intanto molti, e specialmente gli anziani, sapevano che nel sotterraneo di una delle 25 torri che incoronavano la città di Corato vi era una prodigiosa Immagine della Santissima Vergine. Si pensava che se tale immagine fosse stata esposta al pubblico culto e all'omaggio dei fedeli, il paese sarebbe stato liberato da questa terribile pestilenza.
Molta era la popolazione che si era soffermata davanti alla torre; intanto di lì passò; don Francesco Lojodice, uno dei deputati eletti a provvedere ai bisogni del paese nel periodo del micidiale flagello.
Il dotto sacerdote indusse da prima la gente a disperdersi per evitare pericolose occasioni di contagio e per non indurre i più semplici in atteggiamenti di superstizione ed errore. Ma nessuno si allontanò; da quel luogo, anzi accesa una lampada ai bordi dell'apertura praticata sulla grotta, si elevavano alla Vergine preghiere e suppliche.
Allora Don Francesco fece allargare l'entrata della torre e disceso per primo non vide alcuna immagine, ma soltanto una piccola finestra con alcune tracce di antiche pitture, da cui nessuna figura si rilevava. La piccola finestra è quella che si scorge sull'altare primitivo.
Uscito dal sotterraneo provava in sé una inspiegabile inquietudine tanto che avvertì il bisogno di far ricorso a Dio con la preghiera.
Ed ecco ai primi albori mattutini del 17 luglio 1656 mentre don Francesco, umiliato, era tutto raccolto in preghiera, ebbe una visione speciale: la SS. Vergine nei medesimi atteggiamenti con cui oggi giorno vedesi dipinta sul quadro rappresentante la Madonna Greca, gli apparve rifulgente di luce, e con maestà ed amorevolezza gli disse:"Coraggio, o mio diletto, consola quest'afflitto popolo, poiche' subito sara' liberato dal tremendo flagello dell'ira di Dio, se dedichera' in mio onore ed al mio culto il sotterraneo a te ben noto."
Subito dopo la visione disparve lasciando il sacerdote in grandissima pace e consolazione.
Allora don Francesco, il prediletto di Maria, senza perdere tempo si recò a Trani per raccontare l'accaduto al suo Arcivescovo, Monsignor Tommaso Sarria e assicurarsi così della veracità dell'apparizione sottomettendola al suo giudizio. L'Arcivescovo confortato il buon sacerdote, acconsentì di trasformare quel luogo in Oratorio.
E così il giorno dopo, 18 luglio 1656, terzo sabato del mese, di buon mattino, Don Lojodice con molti e diversi operai era già nel sotterraneo.
Intanto don Francesco, date ad ognuno le necessarie disposizioni, si propose di attuare il suo pensiero dominante: far dipingere cioè; su di una tavola di noce l'Immagine della Madonna. Chiamato a sé un pittore gli ordinò; il dipinto, spiegandogli i dettagli della figura che doveva riprodurre, come quella apparsagli in visione. Ma di quanti disegni e diversi abbozzi l'artista gli presentò, neppure uno corrispondeva al tipo veduto in visione.
Intanto essendo l'ora di mezzodì, varie persone e fra queste il pittore ritornarono alle loro case, mentre D. Francesco e molte altre persone, con viva fede si rivolsero alla Vergine supplicandola con fervida e unanime preghiera.
Un armonioso suono di campanello si intese non solo nel sotterraneo, ma ancora fuori, per tutto il vicinato, e così dolce, da far restare attoniti e sorpresi tutti quelli che lo udirono. Fra tanto stupore, una nuova sorpresa si aggiunse: un grido di gioia, che scosse fortemente i presenti, fu emesso da una devota persona lì presente, Beatrice dell'Oglio, la quale, indicando la tavola, esclamò; gridando: "Ecco Maria, ecco Maria". Costei era cieca e per tale era conosciuta da tutti: ma quando apparve, miracolosamente dipinta sulla tavola di noce preparata dal pittore, l'Immagine di Maria che noi veneriamo sotto il titolo di Santa Maria Greca, ella riebbe la vista e fu la prima ad additare la prodigiosa Immagine.
A tale grido Don Francesco vista l'Immagine, la riconobbe perfettamente identica a quella vista in visione per cui, tutto commosso ed esultante di gioia anch'egli gridò:"E' dessa, è dessa l'Immagine apparsami in visione"
Ne seguì un tripudio di gioia e di amorevole lode e ringraziamento alla Vergine Maria che si dimostrò veramente Madre poiché da quel giorno non solo cessò completamente il contagio della peste ma tutti gli ammalati cominciarono a migliorare per guarire completamente. Tanto che la città fu liberata dal funesto morbo sin dall'agosto di quell'anno per singolare privilegio.
(Cfr. Can. Benedetto Calvi, Notizie storiche della Madonna Greca Protettrice di Corato, Bari 1956, 19-30)
Su di una tavola di noce, dell'altezza di cm 106 con larghezza di 74.5, è raffigurata l'Immagine della Madonna Greca. Ella stringe nella destra, levata in alto, un lungo pastorale all'uso Greco, mentre colla sinistra mostra di abbracciare il Bambino Gesù che sostiene sul ginocchio sinistro. Otto Angeli ossequiosamente le fanno corona e corteggio; un reale diamante all'orientale le cinge l'augusto capo, ed Ella, coi suoi occhi rivolti a chi la mira, in aria di maestà ed amore, sembra voglia dire:"Ricorrete con fiducia a Me, o figli miei, sono pronta ad ascoltarvi; non dubitate, sono Regina, ma sono pure la madre vostra".
La sua veste di color rosso ciliegio, a larghe spesse pieghe, viene stretta da una cintura sui fianchi e scendendo sino ai piedi, ne mostra il destro fornito di calzare.
Il Bambino Gesù, seduto sul sinistro materno ginocchio, mentre con la destra è in atto di benedire, con la sinistra sostiene il mondo sormontato dalla Croce. Egli indossa una tunichetta bianca col manto celeste e della medesima foggia di quello della Vergine Madre, simile ai costumi dei Greci.
Al lato destro, sulle nubi, ossia ai piedi della Madonna, si osserva un campanello con manico, ed al lato sinistro si vede un largo spacco, che dall'alto scende sino in basso.
Nelle antiche memorie due sono i motivi che spinsero a questa immagine di dare il nome Madonna Greca. L'una vuole che si chiamasse così, perché proprio la torre, nel di cui sotterraneo avvenne l'apparizione, chiamatasi Torre Greca, essendo stata edificata dai greci nel tempo in cui signoreggiavano le Puglie; l'altra, perché la Madonna si mostrò vestita secondo l'usanza Greca.
A queste due opinioni il P. Cosma Lojodice ne aggiunse una terza: che il nome derivasse dal Pastorale Greco che la Vergine stringeva nella destra.
(Cfr. Can. Benedetto Calvi, Notizie storiche della Madonna Greca Protettrice di Corato, Bari 1956, 31-33)
Il misterioso campanello che si vede dipinto ai piedi della Madonna Greca, ha accompagnato la sua Apparizione con dolce e melodioso suono. In seguito, la Vergine col medesimo suono del medesimo campanello, suono tutto nuovo e non mai prima udito, si è compiaciuta di preannunciare o confermare le grazie da Lei dispensate. E questo suono non solamente si è fatto sentire, ma, nelle diverse circostanze, ha avuto variazioni di tono: alle volte era dolce ed armonioso, altre volte invece era tonante e cupo e qualche volta lo si sentiva suonare con forza e strepito, quasi volesse manifestare un segno di premio o di castigo. Si narra che il 24 dicembre dell'anno 1685, Vigilia del Santo Natale, mentre i Sacerdoti, che pregavano nella Chiesa della Madonna Greca, recitavano l'Antifona "Alma Redemptoris Mater" con qualche distrazione e dissipazione, intesero suonare un campanello; il suono veniva dal Soccorpo (cripta) ed era così tonante, che ne restarono tutti stupefatti ed atterriti, guardandosi l'un l'altro. Scossi dallo stupore, intonarono di bel nuovo la stessa Antifona e poi, scesi nel Soccorpo della Madonna, genuflessi a pie' della prodigiosa Immagine, cantarono la Salve Regina e le Litanie. E quel misterioso suono rimase in loro talmente impresso, che valse a farli essere per lungo tempo più attenti e raccolti nella recita del Divino Ufficio e nelle altre sacre Celebrazioni.
(Cfr. Can. Benedetto Calvi, Notizie storiche della Madonna Greca Protettrice di Corato, Bari 1956, 38-41)

 

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