
Nel luglio del 1656 il morbo della peste
infestò Corato in pochi giorni.
Si era sparsa la voce che la preghiera fatta con fede
dinnanzi ad una antica immagine custodita nel
sotterraneo di una delle torri murarie, avrebbe
ottenuto la liberazione da quel flagello.
Don Francesco Lojodice, dotto sacerdote, giunto sul
luogo ammonì la gente accorsa di disperdersi per
il rischio di contagio. Ma vinto dalla loro insistente
preghiera, fece allargare l'entrata della torre e disceso
per primo non vi trovò alcuna immagine.
All'alba del 17 luglio tutto racconto in
preghiera, ebbe una visione: la Vergine gli fece
comprendere che voleva quel luogo dedicato al suo
culto. Senza indugio si recò a Trani per raccontare
l'accaduto all'Arcivescovo Mons. Tommaso Sarria.
Questi confortato il sacerdote, acconsentì a trasformare
quel luogo in Chiesa.
Il giorno dopo, sabato 18 luglio 1656,
di buon mattino, con molti operai era già nel
sotterraneo per ripararlo.
Si propose inoltre, di far dipingere
l'Immagine apparsagli in visione ma di quanti
disegni e diversi abbozzi l'artista presentò, neppure
uno corrispondeva a quanto veduto. Allora con
molte altre persone, con viva fede, si rivolse alla
Vergine che lo illuminasse. In quel momento si udì
un armonioso suono di campanello e un grido di
gioia: una donna cieca, recuperando la vista
indicò la tavola esclamando: "Ecco Maria".
Scosso da quel grido Don Francesco vide l'immagine
apparsa prodigiosamente e la riconobbe
perfettamente identica a quella della visione.
Ne seguì un tripudio di gioia e di amorevole
lode e ringraziamento alla Vergine Maria che
si dimostrò veramente Madre, poichè da quel giorno
non solo cessò completamente il contagio della peste,
ma tutti gli ammalati cominciarono a migliorare
per guarire copletamente. A tal punto che la città
fu liberata dal morbo già dall'agosto di quell'anno.